Testi e regia: Nino Bizzarri

Fotografia: Fabien Franey

Suono: Silvain Testor

Montaggio: Giorgio Guido

Musica di (ed eseguita da) Henri Crolla

Altre musiche: David Darling, Reinhardt – Grappelli ,

George Winston, Paki Zennaro

Con: Colette Crolla, Paul Crolla, Francis Lemarque,

Georges Moustaki, Edith Piaf, Jacques Higelin, ecc.

Prodotto da Franco Porcarelli per Rai International

Formato riprese: DVcam

Colore e b/n

Durata: 91′

Anno di prod: 2003/5

RASSEGNA STAMPA

Henri Crolla, le mani del suono

Nel buio di una vecchia pellicola uno spot bianco illumina da un lato Yves Montand che canta, giovane e spavaldo. Un altro spot illumina due mani che guizzano veloci ed eleganti sulle corde di’ una chitarra gitana. Non si vede altro, solo le mani, masi rimane incantati, ipnotizzati da quel movimento gentile e allo stesso tempo energico, da una musicalità prodigiosa. Sembra di percepire il tocco magico di Django Reinhardt, ma non può essere lui perché la mano sinistra di Django era deturpata, suonava solo con due dita, per quanto possa sembrare incredibile ascoltando le musiche che incideva. Le mani che vediamo nella pellicola sono invece perfette. Non si vede altro, ma per chiunque in Francia, a quell’epoca, non potevano che essere, senza ombra di dubbio, le mani di Henri Crolla, una delle più brillanti personalità musicali del secolo scorso. Il reperto fa parte di un appassionante documentario, PICCOLO SOLE – Vita e morte di Henri Crolla, realizzato da Nino Bizzarri, messosi alla ricerca della storia di questo singolare personaggio.

Geniale autodidatta, chitarrista d’eccezione, compositore raffinato, ha attraversato tutta la grande musica francese, ha scritto per Edith Piaf e Yves Montand, ha lavorato con Jacques Prévert, ha scritto colonne sonore per i film di Brigitte Bardot e Jean Gabin, ha fondato un acclamato gruppo di jazz. Era nato a Napoli nel 1921 ed è scomparso a Parigi nel 1960, stroncato da una malattia nel pieno della carriera. Dunque era italiano, anche se il suo nome non compare in nessuna delle nostre storie della musica, e del resto i francesi se n’erano interamente appropriati, sorvolando sciovinisticamente sulla sua origine, e trasformando il nome Enrico in Henri, e ovviamente pronunciando Crolla con l’accento sulla «a». Il documentario segue il ritmo della scoperta e a ogni passo aggiunge elementi romanzeschi alla vita di Crolla. Di più, la sua biografia sembra studiata ad arte da un creatore di romantiche leggende musicali: Bizzarri trova in un ospedale napoletano le prove della sua nascita, poi segue la storia in Francia dove Crolla era emigrato nel 1923 a soli due anni, nella baraccopoli di periferia dove è cresciuto insieme ai genitori, che erano mandolinisti ambulanti, e undici fratelli. Fin da bambino il piccolo Enrico, seguendo le orme dei genitori, aveva cominciato a racimolare monetine davanti ai bistrò, suonando il banjo. Era talmente bravo che alla fine qualcuno s’interessò a lui lo introdusse nell’ambiente musicale parigino. Alla fine degli anni Trenta Parigi era una rigogliosa capitale della musica. Per chi suonava la chitarra c’era un faro assordante, ovvero la figura di Django Reinhardt, l’unico jazzista europeo considerato alla pari con i grandi americani. Crolla ne fu profondamente influenzato, rimanendo però sempre una sorta di numero due, benché idolatrato dalle agguerrite riviste francesi dedicate al jazz. Viene in mente la storia di “Accordi e disaccordi”, il film di Woody Allen, conSeanPenn che interpreta uno strepitoso chitarrista jazz convinto però di essere il secondo più grande chitarrista del mondo perché prima di lui c’era appunto Django. Che Woody Allen si sia ispirato a Crolla?

Crolla per suo conto lasciò comunque un segno forte nella musica francese degli anni 40 e 50.

Bizzarri intervista numerosi testimoni, la moglie Colette, il figlio Paul, si sentono le voci di Edith Piaf, di Moustakí. e Jacque Higelin. Ne esce il ritratto di un uomo d’eccezione, simpatico, ammaliante, adorato da musicisti e poeti. Qualcuno gli rimproverava di non saper leggere la musica, quindi di non essere un vero musicista, secondo i pregiudizi ancora forti in quegli anni, e non a caso a capirne interamente il talento furono i jazzisti, per definizione abituati a riconoscere il genio in musicisti privi di preparazione accademica. Ma c’è chi è pronto a giurare che nel suo stile c’era molto della Napoli delle sue origini: di quei mandolini che i suoi genitori suonavano per la strada.

Gino Castaldo, LA REPUBBLICA – 5 agosto 2005

 

Crolla, il “meraviglioso italiano” di Saint-Germaine

Nino Bizzarri “scopre” il geniale chitarrista di origini napoletane

L’avevano soprannominato millepattes (millepiedi) per la sua abilità e velocità con le mani sulla chitarra acustica producendo una cascata di arpeggi, glissando e svisate. Ma i suoi amici dei bistrot e dei locali notturni lo chiamavano semplicemente il meraviglioso italiano per la gioia di vivere, l’umorismo scanzonato, l’originalità innata. La sapete quella della poltrona? Un giorno Henri incontra su un ponte un operaio che trasporta una poltrona tenendola appoggiata sul capo. Lo ferma, gli parla e lo convince a mettere a terra l’oggetto d’arredamento imbottito. Poi si siede e gli dice: «Questa è la maniera corretta di usare la poltrona, non bisogna mettersela in testa ma appoggiarci le membra stanche». All’inizio il facchino prova a spiegargli, poi si arrabbia e devono intervenire i poliziotti a dividerli.

Il partenopeo Enrico Crolla o meglio Henri Crolla (il suo nome da citoyen francais) è praticamente sconosciuto da noi ma in Francia l’apprezzano molto e lo reputano uno dei più geniali chitarristi del XX secolo.

Un giorno il regista Nino Bizzarri si è imbattuto nelle sue composizioni lavorando a uno special su Yves Montand e ha deciso di saperne di più, addentrandosi in un’indagine emozionante. È nato così Piccolo sole: vita e morte di Henri Crolla, il documentario presentato ieri a Locarno nella sezione «Cineasti del presente». Certo i dischi -i magnifici 45 e 33 giri originali con grafica semplice quanto essenziale o i riversarnenti su cd – sono polvere magica, fantasie evocatrici di un’epoca indimenticabile, orme sonore di una breve carriera professionale che conservano, ad ogni ascolto, una straordinaria carica emotiva nonostante sia passato mezzo secolo dalla sua scomparsa. Così, quasi portato per mano dalla sua musica, il regista ha cominciato un personale identikit del musicista, una ricostruzione di questo mezzo fantasma, partendo dal luogo di nascita, l’Ospedale dell’Annunziata, a Napoli nel 1920 e aiutandosi con le testimonianze di amici e familiari, andando a pescare le sue registrazioni radiofoniche e cinematografiche. Figlio d’arte, diciamo così, i suoi genitori erano mandolinisti ambulanti, suonatori che giravano per strada col piattino nella capitale del mezzogiorno del primo dopoguerra. Con un drappello di figli da sfamare (Enrico aveva undici tra fratelli e sorelle), si trasferirono nel 1923 nella periferia parigina, in un accampamento di baracche denominato La zone abitato da gitani, italiani e spagnoli. Ambienti di grande povertà, tra strade sterrate e costruzioni fatiscenti. Le straordinarie immagini, in bianco e nero, di quel periodo sono inedite, recuperate attraverso archivi pubblici. Qui Enrico conosce Django Reinhardt, inquilino di una roulotte vicina, di dieci anni più anziano, già chitarrista affermato, che fornisce i primi rudimenti tecnici al ragazzino dodicenne, suonatore di banjo e di mandolino fuori dai caffè di Place d’Italie per raccattare qualche moneta. Viene notato da Lou Bonin e Maurice Baquet, artisti del gruppo Ottobre, un ensemble di teatro militante e rivoluzionario che voleva «portare la poesia nelle strade», e quasi adottato dal pittore Eniile Savitry, dal disegnatore Paul Grimault, dalla banda Prevert.

Crolla è stato un personaggio straordinario degli anni cinquanta, uno dei ragazzi del periodo di Saint-German, un brillante musicista autore di canzoni e colonne sonore, morto troppo presto, nel 1960 a 40 anni.

La sua fine precoce gli ha impedito di raggiungere quella fama internazionale che pure meritava, avendo fondato un gruppo jazz sublime (Henri Crolla sa guitare et son ensemble). Era «uno di quei musicisti che inventano tutto senza che nessuno gli insegni nulla» dice, icasticamente, un suo amico intervistato.

Eccolo con la sua faccia concentrata, naso largo e sopracciglia marcate, l’immancabile sigaretta in bocca, il cappello calato (per coprire l’incipiente calvizie) e la chitarra in braccio in uno sketch dove interpreta se stesso (ricordando un po’ Ben Gazzara) in Souvenirs perdus (Ricordi perduti) di Christian Jaque. Oppure, al fianco di Brigitte Bardot e Serge Gainsbourg, in Voulez vous danser avec moi?

Il suo è un culto radicato. Ci sono giovani che si ritrovano a suonare e cantare Sanguine, un brano di Jacques Prevert (testo) e Crolla (musica), su una donna piena di fuoco come un’arancia rossa, la sanguinella. Altri maniaci collezionisti dei suoi dischi e appassionati che rifanno le sue melodie (il vero punto di forza di Crolla, capace di mettere in musica pure tante poesie di Prevert come Le Cireurs de souliers de Broadway, un cavallo di battaglia di Montand col quale ha lavorato a lungo accompagnandolo in tour). Altri vanno regolarmente a casa di Colette, la moglie, a improvvisare e divertirsi come Jacques Higelin, il suo partner nella pellicola Le bonheur est pour demain (l’ultima che ha girato quando le avvisaglie della malattia fatale già avevano colpito i polmoni) con loro due che suonano insieme la stessa chitarra, una vera improvvisazione gioiosa e fou. Ci sono dei musicisti che formano una scia calda e luminosa con le loro note, canzoni, improvvisazioni. Una corrente di allegria e buonumore come un piccolo sole, una traccia evidente di radiose origini

mediterranee. O probabilmente una fonte di luce che riscaldava tutta la scena dell’epoca, un riconosciuto genio della seicorde che ha lasciato una traccia indelebile negli ambienti più colti della capitale francese.

Henri Crolla siglava le lettere col disegno di un piccolo sole sulla sua firma, l’unico segno estroverso di un carattere timido e modesto, forse un tantino pazzerello, forse in piena sbornia surrealista.

Gli amici raccontano uno dei suoi gesti più curiosi e ripetuti. In strada, a piedi, fermo al semaforo rosso, apriva velocemente là porta posteriore di un automobile con una coppia sui sedili anteriori, si infilava dentro e rapidamente usciva dall’altra parte, lasciando gli astanti completamente sbigottiti…

Flaviano De Luca, IL MANIFESTO – 13 agosto 2005)

OPINIONI IN MUSICA

Sono grato alla Fondazione Premio Napoli per aver realizzato la proiezione del film di Nino Bizzarri dedicato alla vita e all’opera di Henri Crolla.

Non sono riuscito finora a scriverne per pura mancanza di tempo. E spero anche che in qualche modo questo sia un primo tassello (se non me ne sono sfuggiti altri)che possa convalidare un interesse continuativo della Fondazione nei confronti dell’espressività jazzistica. Sono poi grato a Nino Bizzarri. Non avevo visto il suo film che, con passione, con un coinvolgimento emotivissimo ma anche pregnante e lucidamente critico, ci restituisce la conoscenza di una personalità così forte, così luminosa come quella di Crolla.

Che poi, come recitava la locandina del film, Crolla sia stato o meno uno dei più grandi chitarristi jazz del ‘900, è una questione che a me pare vada giudicata come scarsamente interessante.

La storiografia jazzistica è stata scossa, nell’ultimo trentennio, dalle fondamenta. E’ la nozione stessa di “grandezza” (e quindi di conseguenza quella di autori “minori”) ad essere entrata in una crisi profonda. Questo alla luce di una messe cospicua di studi specialistici, di monografie che con nuovi criteri hanno esplorato protagonisti e movimenti del jazz, alla luce di vere e proprie piogge di ristampe discografiche.

Oggi noi andiamo studiando, con criteri filologici, le diverse accezioni che la parola, e la musica, jazz, hanno assunto nel corso dello scorso secolo a seconda del periodo e dello spazio geografico; studiamo le mutazioni antropologiche profonde che hanno mutato (secondo alcune correnti di pensiero barbaramente assassinato) anche il jazz; andiamo ricostruendo interi pezzi mancanti della sua storia. (…)

E’ dunque per tutte queste ragioni – le ho enucleate ed esemplificate in fretta e un po’ casualmente, ma spero di aver reso un po’ l’idea – che non credo abbia molto senso categorizzare oggi se e quanto un chitarrista jazz sia stato uno dei più grandi del XX secolo. Meno che mai, poi, nel caso di Henry Crolla: la clamorosa lacuna in fatto di studi sulla sua figura, soprattutto per quanto riguarda la ristampe in cd della sua discografia originale (che il film ci mostra essere magnificamente ampia), ci lascia – speriamo ancora per poco – senza alcuna possibilità di esprimerci in merito a un percorso che però – la pellicola di Bizzarri lo fa capire bene – “rischia” di farci riscoprire perle musicali di primissima grandezza. In parte pubblicate in questi anni in tre cd nella serie “Jazz in Paris” della Universal. Ma è troppo poco. Troppo poco perché solo ristampe organiche e filologicamente attendibili di sedute di registrazione complete, di album così come erano stati concepiti dall’autore e non antologie; solo l’accesso a tutto ciò che ha registrato Crolla, sia in veste di leader di gruppi jazzistici che come autore di colonne sonore che come accompagnatore di Montand e di altri artisti; solo la catalogazione completa delle sue musiche e delle sue canzoni, potrà consentire una valutazione critica attendibile della sua opera. Sperabilmente in un’ottica che sia aggiornata al quadro delineato e non decidendo il suo posto in classifica! Troppo poco per una figura sfaccettata, sfuggente, geniale, poliedrica come quella che il film di Bizzarri ci restituisce. Troppo poco per ritrovare quel suono personalissimo, lieve eppure così intenso e magico, così ricco di novità per l’epoca, con cui entriamo in contatto da spettatori di PICCOLO SOLE.

Pietro Mazzone – Fondazione Premio Napoli – 2007

 

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CINECITTA’ NEWS

Henri Crolla, il mito riscoperto

“Il ritratto di un genio italiano che gli italiani non conoscono”. Suona come la trovata del press agent di turno ma non è così. Perché in Francia il chitarrista Henri Crolla è davvero una leggenda, un mito quasi pari a Yves Montand. Il regista Nino Bizzarri si è trasformato in detective e ha seguito per 7 anni le tracce di questa personalità “mercuriale e sfuggente” . “L’ho scoperto mentre lavoravo ad un documentario su Montand, i francesi davano per scontato che lo conoscessi. Poco a poco è emersa la storia di Enrico Crolla, nato a Napoli in un ospedale per miserabili ed emigrato a Parigi nel 1923 quando aveva due anni. Era figlio di musicisti di strada, viveva nelle baraccopoli dove incontrò Django Reinhardt, un vero mostro del jazz” dice.

Crolla si firmava disegnando un piccolo sole, da qui il titolo scelto da Bizzarri per il documentario che Locarno programma il 12 agosto nella sezione Cineasti del Presente Video. Piccolo sole – Vita e morte di Henri Crolla racconta di un ragazzino che strimpellava il banjo davanti ai caffè, finché qualcuno si è accorto del suo talento e in pochi anni è diventato uno dei compositori più amati di Francia. Ha creato decine di brani per Piaf e Montand e quaranta colonne sonore per il cinema. “Crolla lasciava una traccia profonda nelle persone, era un genio autodidatta dalla qualità umana strepitosa e un’ironia esplosiva tutta napoletana”.

Il suo nome non compare in nessuna storia della musica italiana ma, sottolinea Bizzarri, perfino Woody Allen l’ha omaggiato in Amori e disaccordi: “il personaggio di Sean Penn è ritagliato su Crolla. La battuta ‘io sono il più grande n°2 della chitarra del mondo’ fotografa alla perfezione il suo rapporto con Django Reinhardt: Henri aveva un tale timore reverenziale che smetteva di suonare quando Django entrava nella stanza”. Nel film, la moglie Colette ricorda la malattia che stroncò Crolla ad appena 40 anni, nel 1961. Ed è da brivido ascoltare le voci di Edith Piaf, Jacques Prevert, Jean Paul Berlmondo riprese da una trasmissione radiofonica trasmessa subito dopo la morte.

“Da vent’anni a questa parte Crolla è stato riscoperto. spiega Bizzarri – Solo una parte dei suoi dischi è disponibile a causa di una controversia legale ma i fan riproducono e scambiano i vecchi vinili proprio come accade nei fenomeni di culto. In Francia uscirà anche un libro di Sophie Tournel e Norbert Gabriel”. Piccolo sole andrà in onda entro l’estate su Rai International e il regista conta anche su una calda accoglienza francese. Nel frattempo, continua la collana di documentari narrativi dedicata a grandi personaggi. Dopo Crolla, è il turno di Piero Della Francesca e Mario Luzi a cui dedica Tempo, fuoco, preghiera, “una ricerca tra i luoghi che hanno ispirato il grande poeta scomparso e si sofferma sull’aspetto teologico della sua poesia”.

Miriam Tola

07 AGOSTO 2005